Come funziona la mente – Impariamolo con Netflix

Imparare a imparare grazie a un documentario

Come funziona la mente è il titolo che avrei dato io al documentario Netflix “La mente in poche parole – Memoria”. La mente in poche parole è il titolo di una serie di video in pillole da circa venti minuti ciascuno. Ogni video tratta nello specifico di un argomento che ha a che fare con, appunto, la mente umana. È un documentario interessante, ancor di più perché narrato dalla splendida voce di Emma Stone. Ti consiglio di guardare il documentario non appena ne avrai occasione, merita tutto il successo che ha ottenuto tra il grande pubblico.

In ogni caso, in questo articolo troverai raccolte tutte le informazioni che possono esserti utili sull’argomento. Ne “La mente in poche parole – Memoria” vengono trattati temi molto cari a Liceale Promosso, tra cui:

  • come funziona la mente e il motivo per cui i ricordi sono così imperfetti;
  • il metodo per memorizzare 500 numeri in cinque minuti;
  • i diversi tipi di memoria e il ruolo dell’ippocampo;
  • i tre elementi fondamentali per imparare a imparare.

Il documentario è uscito su Netflix il 12 settembre 2019, proprio il giorno del mio compleanno: secondo me Netflix ha deciso di pubblicarlo quel giorno soltanto per farmi un regalo 😉. Sei pront* per dare finalmente una risposta alla domanda, “Come funziona la mente”?

3,2,1…VIA!

Come (non) funziona la mente: i ricordi sono imperfetti

Ti ho già accennato che la memoria ha capacità incredibili, è in grado di conservare milioni di informazioni diverse con grande accuratezza. Ciò non vuol dire, comunque, che sia assolutamente infallibile, anzi, il contrario. Nel documentario Netflix, l’imperfezione della memoria viene mostrata attraverso interviste a cittadini residenti in USA durante l’attentato alle Torri Gemelle, l’11 Settembre 2001.

Per mostrarci come funziona la mente, agli intervistati è stato chiesto di descrivere cosa facessero quando hanno scoperto cosa stesse accadendo l’11 settembre 2001. La maggior parte di loro ha compreso, tramite questo semplice esperimento, di avere un ricordo assolutamente impreciso di quei momenti. Questa storia può insegnaci come funziona la mente (e come, a volte, sia tutt’altro che infallibile).

Durante il video verrà poi spiegato come il nostro cervello tenda a ricostruire un episodio passato ogni volta che tentiamo di ricordare: nel momento in cui l’enorme massa grigia si accorge di aver perso un elemento all’interno del ricordo, tende a sostituirlo con la conoscenza pregressa. Per farti un esempio, Melanie, una ragazza intervistata nel documentario, ricordava come la madre lavorasse spesso a New York. Nonostante l’11 settembre la mamma si trovasse in un altro Paese, aveva sovrascritto quel ricordo: “Mia madre si trovava a New York il giorno dell’attentato”.

Una volta rielaborato, un ricordo sbagliato rischia di fissarsi nella mente e darci l’illusione della sua precisione: quando ti capiterà  di ricordare qualcosa con precisione, saprai come funziona la mente e potrai verificare che il ricordo sia davvero preciso come immagini.

Come memorizzare 500 numeri in cinque minuti

La campionessa di memoria Yanjaa Wintersoul ha preso parte al documentario, dimostrando, con capacità incredibili, come funziona la memoria. Nello specifico, all’atleta viene richiesto di memorizzare, in soli cinque minuti, ben cinquecento cifre scritte in ordine casuale. Con grande stupore di tutti (ma non dei lettori affezionati di Liceale Promosso), Yanjaa riesce a ricordarli con estrema precisione. Se ti sembra impossibile, sappi che esistono tecniche semplici per farlo: chiunque conosca come funziona la mente e abbia fatto sufficiente pratica, può raggiungere quei risultati.

Diventare brav* a ricordare come Yanjaa non è importante; non avrai mai bisogno, a scuola o all’università, di imparare 500 numeri in cinque minuti. Sapere come funziona la memoria, al contrario, ti permette di sfruttarla al meglio dentro e fuori l’ambiente accademico.

Come spiega Yanjaa, infatti, il metodo per memorizzare un gran numero di cifre consiste in questi semplici step:

  1. Convertire i numeri in lettere (o suoni, come insegna la conversione fonetica);
  2. Trasformare le parole ottenute (con un po’ di fantasia) in immagini bizzarre;
  3. Associare le immagini ottenute tra loro, posizionandole all’interno di un luogo conosciuto (come le diverse tappe di un itinerario che percorri spesso).

In questo modo, si passa da informazioni difficili da memorizzare (numeri) a concetti traducibili facilmente in immagini (parole). Come vedrai più avanti, poi, questa tecnica sfrutta tutti e tre gli elementi fondamentali per memorizzare in modo efficace.

Come funziona la memoria: implicita, semantica ed episodica

Il documentario prosegue con una storia triste da un punto di vista umano, ma eccitantissima da quello accademico. Henry Molaison, un uomo vissuto nel Novecento e affetto da patologie mentali, venne sottoposto nel 1950 a una lobotomia, una pratica (fortunatamente) ormai in disuso: si trattava di asportare o distruggere un’intera sezione del cervello, perché si credeva che fosse l’unico modo per alleviare le pene del malato.

In poche parole, le conseguenze per Henry furono più che disastrose: la sua patologia si alleviò, ma la sua mente perse la capacità di formare nuovi ricordi. Il suo cervello funzionava in modo molto particolare, sembrava resettarsi ogni trenta, quaranta secondi. La scienziata che per anni studiò le condizioni di Henry scoprì molto sul funzionamento della memoria. Grazie a lei e ad Henry, oggi imparerai come funziona la mente umana. Oltre all’arduo compito di presentarsi al paziente ogni volta, ebbe la possibilità di apprendere diversi metodi di memorizzazione del cervello.

In particolare, si accorse che alcuni tipi di memoria erano stati conservati nella mente del paziente: Henry sapeva ancora andare in bicicletta e poteva apprendere attività simili, come disegnare un oggetto (memoria implicita). Non solo, conservava anche ricordi di fatti accaduti prima dell’operazione (memoria semantica): ricordava senza alcun dubbio, ad esempio, il crollo del mercato nel 1929. Ciò che mancava in lui era invece la memoria episodica, quella deputata alla raccolta di informazioni relative alle proprie esperienze personali.

Il breve scambio di battute tra la studiosa e Henry descrive con grande semplicità come funziona la mente in seguito a un grave danno cerebrale:

“Ricordi che cosa hai fatto ieri?”

“No, non lo ricordo”

Come funziona la mente: l’ippocampo

Ciò che ci insegna la storia di Henry Molaison è che la memoria non è riposta in una singola parte del cervello. Al contrario, ogni sezione è impegnata nel permetterci di accedere ai ricordi, insiemi di sensazioni ed esperienze.

Ciò che era stato rimosso dal cervello di Henry era l’ippocampo, una sezione fondamentale presente nel lobo temporale medio. Secondo la narrazione del documentario, grazie al lobo temporale medio, saremmo capaci di recuperare le percezioni di un momento del nostro passato. Dopo aver recuperato le percezione sensoriali, come un suono, un’immagine e una sensazione provata al tatto, possiamo riordinarle correttamente, così da accedere di nuovo a quel ricordo. Ciò che mancava in Henry era proprio la capacità di sintetizzare gli “indizi” in modo da riorganizzare il ricordo.

A causa della delicata operazione che aveva subito, gli era impossibile recuperare nuove informazioni in modo corretto. Nonostante ciò, diventava gradualmente più bravo nelle attività mentali a cui era sottoposto, anche se non ne aveva memoria.

Come funziona la memoria: i tre elementi fondamentali

La storia di Henry Molaison è curiosa, e un caso di studi fondamentale per tutti gli studiosi di neuroscienze. Ciò che può aiutare chi è in cerca di un metodo di studio, però, non concerne Henry, né la struttura del cervello. Ora che sai come funziona la mente, passiamo ai i tre elementi fondamentali, secondo il documentario Netflix, per memorizzare un concetto.

Piccolo spoiler; si tratta di aspetti che, se conosci Liceale Promosso, non ti saranno affatto nuovi, anzi!

#1 Memorizzare attraverso le emozioni

Come ricorda Emma Stone, ma anche sottolineato Yanjaa, una pratica che aiuta le memoria in modo sostanziale è la meditazione. Uno studio ha dimostrato come i risultati di un test famoso negli USA, cambino significativamente dopo una singola lezione di mindfulness (un tipo di meditazione). Nell’esperimento, il punteggio medio passava da 460 senza alcun tipo di meditazione, fino a 520, se misurato dopo una sessione di meditazione. La spiegazione più probabile è che la meditazione aumenti la concentrazione, e la concentrazione, a sua volta, stimoli la memorizzazione.

Comunque, una volta posti nella giusta condizione psicofisica, tre aspetti sono in grado di migliorare la memorizzazione, prime fra tutti le emozioni. Quando viviamo un’esperienza carica di emozioni, l’amigdala, vicina dell’ippocampo, ci permette di formare ricordi forti e dettagliati. L’esempio presentato nella ricerca scientifica è quello relativo all’undici settembre: coloro che si trovavano effettivamente vicino alle Torri Gemelle il giorno dell’attentato, ricordavano con maggior precisione gli eventi e la loro amigdala era più attiva rispetto a quella degli altri.

#2 Come funziona la memoria: i luoghi

Se vuoi capire meglio come funziona la memoria, non puoi non conoscere l’importanza dei luoghi nel nostro cervello. Un’interessante storia relativa a questo argomento è quella che vede come protagonisti i tassisti londinesi. Per ottenere la licenza, essi devono conoscere il nome e le indicazioni di migliaia di strade della capitale inglese: analizzando il cervello di chi ha passato il complicatissimo test, questo ha sviluppato un ippocampo significativamente più grande rispetto a chi non riesce a superarlo.

Il nostro cervello ha imparato a ricordare meglio grazie al senso dello spazio: se ti chiedo di descrivermi l’ultima volta che hai mangiato in un ristorante, quale è la prima cosa che ti viene in mente? Di sicuro ricorderai prima l’aspetto del locale, poi il nome del posto e il suo aspetto esterno. Similmente, gli intervistati ricordavano con più precisione il luogo in cui si trovavano quando hanno ricevuto la notizia dell’attentato rispetto ad altre informazioni. In effetti, anch’io ricordo con esattezza dove ero quando ho saputo dell’attentato.

Secondo alcune ricerche, il motivo di ciò potrebbe riguardare il fatto che l’uomo si è evoluto ed è sopravvissuto nei millenni grazie alla vista. I nostri preistorici antenati sfruttavano la vista per cacciare, ma anche per sfuggire ai predatori che avrebbero volentieri gustato della fresca carne umana. Durante lo studio, puoi sfruttare questo meccanismo trasformando i concetti in immagini e posizionando le immagini all’interno di luoghi noti. Conoscere come funziona la mente ti aiuta ad utilizzare gli stimoli che funzionano meglio per imparare a imparare: su Liceale Promosso trovi numerose tecniche in grado di aiutarti a prendere voti più alti.

#3 Come funziona la memoria: la narrazione

Infine, il nostro cervello presta molta più attenzione alle informazioni che riceve quando queste gli vengono presentate sotto forma di una storia. Un esempio è quello di una ricerca sulla memorizzazione di cognome e professione di sconosciuti presentati in foto. I risultati dimostrano come la professione sia più facile da ricordare rispetto al cognome, perché permette di visualizzare una storia, relativa al mestiere dello sconosciuto.

Inoltre, i ricercatori hanno scoperto come il cognome Baker, “fornaio” in inglese, venisse ricordato più spesso se presentato come professione piuttosto che come cognome. La stessa informazione, proposta in due modi diversi, portava a risultati completamente opposti.

Quando studi, cerca sempre di visualizzare i concetti e associarli fino a formare una storia vivida, bizzarra e memorabile.

Riassumendo, grazie a “La mente in poche parole – Memoria”, adesso sai:

  • Come funziona la mente
  • Come funziona la memoria
  • Quali sono i tre ingredienti per memorizzare